UX design: definizione di User eXperience
5 Marzo 2020 | Antonella Falsaperla

Hai mai sentito parlare di UX? O meglio di User Experience

Ti sei mai chiesto come la UX può aiutare la crescita del tuo business e come può migliorare l’esperienza dell’utente? Perché dovresti considerare l’idea di lavorare sulla UX del tuo sito web piuttosto che investire budget solo in campagne online? O perché dovresti lavorare come UX Designer?

Se ti sei mai posto almeno una di queste domande, sei nel posto giusto per tutte le risposte.

O se, semplicemente, hai digitato su Google le parole “ux definizione” perché sei curioso di capire come funziona, continua a leggere sotto, non ci vorrà molto tempo prima che tu ti innamori della UX.

 

Il mondo della UX.

Cosa è la User Experience?

L’espressione User eXperience definisce letteralmente l’esperienza dell’utente, intesa come percezioni, sensazioni, emozioni, attribuzione di valore, ed indica la relazione esistente tra un utente (un potenziale cliente) e un’azienda quando interagisce con un prodotto o un servizio di quest’ultima. 

Solitamente, si prendono in considerazione definizioni tecniche e complesse legate a Wikipedia o alla Nielsen-Norman Group (il cui co-founder e consulente altro non è che Donald Norman, il coniatore del termine UX) o si associano acronimi come UCD (User-Centered Design) ai fini della spiegazione perfetta della User eXperience.

Oltrepassando le definizioni tecniche, si può definire l’User eXperience come quello che sta accadendo proprio adesso, in tempo reale (sì, proprio adesso mentre stai leggendo questo articolo e navigando su questo sito). 

Proprio perché si fa riferimento all’esperienza dell’utente, questa si può legare a qualsiasi attività svolga l’utente in relazione ad un prodotto o servizio (digitale e non). 

Si, esatto, l’UX non fa riferimento solo al digital, perché come detto sopra esprime il legame tra l’utente ed il prodotto o servizio dell’azienda, che esso sia un sito o un mero prodotto finito. 

Con un esempio sarà tutto più chiaro. 

Immagina Piazza San Marco. 

 

(Ti diamo una mano) ecco la splendida Piazza San Marco.

Una calda (ma non troppo) giornata estiva, nella meravigliosa Venezia.

Vuoi goderti in relax la tua vacanza e ti prendi un caffè in uno dei mille bar in piazza. 

Anche in questo caso si può parlare di UX: la tua esperienza utente non ha nulla a che fare con il digital o con attività online ma l’esperienza di un semplice caffè in Piazza San Marco ti permette di vivere emozioni e percezioni legate al servizio di quel bar. Se poi, oltre a notare il posto incantevole in cui ti trovi, ti focalizzi un microsecondo sul prezzo (un caffè a Piazza San Marco potresti mai pagarlo quanto un caffè ad Avola?), noterai che non stai pagando un banalissimo caffè ma, appunto, un’esperienza. 

Oltre a rientrare nell’ambito della user experience, questa, come altri servizi, rientrano nella cosiddetta Economia delle esperienze, che non focalizza più la sua attenzione sul prodotto o sul servizio ma, indovina? Proprio su di te!

Per apprendere appieno questo cambiamento di baricentro è necessario fare qualche passo indietro.

Circa a metà degli anni novanta, Donald Norman introdusse il concetto di User eXperience, dopo aver parlato qualche anno prima di user-centered design, considerando che il termine usabilità non rendeva appieno la relazione uomo-prodotto: individuò nel coinvolgimento emotivo dell’utente il primario obiettivo di un processo di design.

Qui puoi trovare le parole usate da Donald Norman per definire in maniera puntuale il termine UX.

Come sono legati UX e Design?

Posto che ora il binomio user experience non è più un buco nero per te, possiamo andare avanti e capire cosa lega la tua esperienza al processo di design di un’azienda.

L’approccio UCD (definito all’ottava riga di questo articolo) sposta il fulcro dell’attenzione delle grandi aziende (e pian piano di quelle piccole) dal prodotto/servizio all’utente finale, come detto prima.

Ciò fa sì che la progettazione e il processo di design seguino l’utente finale in quelle che sono le tue sensazioni, le emozioni che ti aspetti un prodotto ti susciti o il ricordo che un servizio deve lasciarti.

In poche parole, si punta sempre al soddisfacimento del cliente ma si cambia visione, si cambia il mezzo: non più il prodotto/servizio ma l’utente finale.

 

Il processo di UCD.

Ma, è chiaro che il prodotto o il servizio non possono peccare di difetti, anche l’output finale dovrà essere come lo vuoi tu, solo che oltre questo, gli step che ti porteranno alla decisione ultima di acquistare il prodotto o il servizio saranno studiati e customizzati sulla tua persona.

Il designer quindi non progetterà più sulla base dei suoi gusti, ma dei TUOI.

Perché è importante la UX?

Adesso che hai appresso cosa è la UX e come è legata al Design, puoi finalmente renderti conto perché le aziende (e quindi forse anche la tua) hanno bisogno di lavorare su questi elementi.

Focalizzandoci sul digitale, ad oggi gli utenti prendono decisioni sulla base dell’UX del sito o su quanti secondi impiega un’app ad avviarsi: tu decidi di abbandonare un sito perché intasato di pubblicità, decidi di comprare dall’applicazione di Amazon perché con 1 click inserisci tutti i tuoi dati e non devi eseguire troppi passaggi, decidi in base all’esperienza personale quando usufruisci di un prodotto/servizio di quell’azienda.

Quest’ultima, studiando il processo nelle varie fasi e testando sempre tutto, che sia il colore del bottone da premere per aggiungere al carrello un articolo o la dimensione del pop-up della chat sul sito, sarà capace di offrirti l’UX di cui hai bisogno.

Il primo caso di UX perfetta: Disney!

Il topo più famoso al mondo.

Ok, abbiamo parlato di definizioni e processi, cambi di visioni e nuovi approcci, ma prima di lasciarti ponderare sulla scelta di investimento in UX Design o di un master per diventare UX Designer, vogliamo parlarti di un caso di successo, del primo caso di successo, di colui il quale è divenuto un maestro nel settore senza saperlo: Walt Disney.

L’imprenditore statunitense trovò nell’immersione la chiave per rendere il suo servizio indimenticabile.

Nei parchi divertimenti targati Disney, qualsiasi cosa, musica, colori, atmosfera, sorprese, sono perfettamente studiati per far immergere l’utente (in questo caso anche cliente) nell’esperienza del servizio e far in modo che sia perfettamente soddisfatto in termini di emozioni, sensazioni e valori legati a quel brand.

L’attenzione su ogni minimo particolare (dall’occupare il tempo di attesa dei giochi alla customizzazione delle aree food, dai singoli gesti dello staff addestrato alla musica cangiante mentre cammini) ha reso perfetta l’eXperience degli utenti Disney, che in questo modo restano clienti fedeli e promuovono il servizio ad altri.

Ad oggi, non si sa se sia un caso o meno, ma la nascita di Disneyland nel lontano 1955 avvenne proprio nello stesso periodo in cui il caro amico Donald iniziava a parlare di UCD e UX.

Antonella Falsaperla

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